A
impatto zero
Un
decreto anti-crisi che abolisce gli
incentivi che coprivano il 55% delle
spese per ristrutturazioni
infischiandosene dei fondi già impegnati
dalle famiglie e dell’ambiente. Che
aumenta l’IVA a chi ha scelto SKY
(l'aspetto su cui si è concnetrata
l'attenzione dei quotidiani), che non fa
nulla contro il caro-prezzi nel settore
alimentare. Impatto sulla
recessione?Probabilmente zero.
E le verità nascoste giorno dopo giorno
vengono a galla, come denunciava già il
30 novembre Pierluigi Bersani elencando
crediti d’imposta vanificati per la
ricerca, sconti fiscali strozzati,
incertezze procedurali.
Incentivi che sfumano. Sono
quelli per il risparmio energetico
nell’edilizia, usati già da 230.000
famiglie, e quelli per la ricerca. C’è
chi, certo del bonus fiscale per gli
interventi nell’eco-edilizia ha
sostituito la caldaia con un modello più
efficiente, chi ha cambiato gli infissi,
chi ha scelto il solare termico o i
pannelli fotovoltaici, chi ha
ristrutturato la propria abitazione con
criteri per migliorare l’efficienza
energetica. Interventi economicamente
importanti per famiglie che a causa
dell’effetto retroattivo del
provvedimento del Governo “rischiano di
pesare ulteriormente su economie già
provate dalla crisi” come spiega
Ermete Realacci ministro ombra
dell’ambiente: “Lo sgravio fiscale del
55% introdotto dal Governo Prodi è stata
una misura che ha ottenuto degli effetti
ingenti e importanti. Lo hanno
utilizzato 230.000 famiglie, ha messo in
moto un volano di affari superiore ai 3
miliardi di euro e ha permesso di
ripagare lo sgravio fiscale previsto,
attraverso l'emersione del sommerso e
l'attivazione di una nuova economia.
Un'economia, che come ha sottolineato
anche Confindustria che più volte ha
richiesto di puntare su questi settori,
è legata all'edilizia di qualità e al
rilancio del sistema delle piccole e
medie imprese, che si qualificano in un
mercato avanzato e in linea con gli
altri Paesi europei. Queste misure,
inoltre, consentono alle nostre famiglie
di risparmiare anche una notevole
quantità di risorse. Tra una casa ben
costruita, che utilizza le migliori
apparecchiature per l'illuminazione e
per degli elettrodomestici, e una casa
costruita male, vi è una differenza di
spesa annua di circa mille euro a
famiglia”.
L'abolizione degli eco-incentivi è una
decisione scorretta e dannosa per il
comparto edilizio secondo Andrea
Martella ministro delle infrastrutture
del governo ombra, che chiede
un’indagine conoscitiva sulla crisi del
mercato immobiliare.
La ricerca invece, già penalizzata a
giugno dal taglio dell’ICI che ha
intaccato i fondi che il governo Prodi
destinava al settore, subisce un’altra
mazzata con l’abolizione della
maggiorazione del credito di imposta per
le imprese che investono in ricerca e
innovazione,
introdotta dal precedente governo
attraverso un proficuo confronto anche
con Confindustria come denuncia
Matteo Colaninno che nel governo ombra
si occupa dello Sviluppo economico.
La terza settimana e la borsa della
spesa. Tremonti era convinto di aver
risolto il problema di chi non arriva a
fine mese intervenendo su pedaggi e
bollette. Peccato che
è stato lo stesso Ministero del
Tesoro a dover smentire il blocco delle
tariffe di gas ed elettricità e dei
pedaggi autostradali, che sono
di competenza dell'Autorità per
l'energia. Peccato che le persone
mangiano e non si è intervenuti
sull’aumento dei prezzi dei beni
alimentari, arrivati in alcuni casi al
300%. Contando che per ogni euro speso
dai consumatori solo 17 centesimi
arrivano ai produttori
quelli che ci guadagnano continuano ad
essere gli speculatori, come ha
ricordato il capogruppo PD nella
Commissione Agricoltura alla Camera,
Nicodemo Oliverio.
Bonus-malus. Non stiamo parlando
d’assicurazioni ma del conto fra
incentivi alle famiglie e aiuti pagati
con si soldi di tutti come nel caso
Alitalia, o come nel caso dei fondi
spostati da un capitolo di spesa
all’altro. A conti fatti i cittadini
italiani non guadagneranno un solo euro
dalla misura relativa al bonus per le
famiglie.
I benefici saranno infatti annullati dal
debito che ogni singolo cittadino dovrà
pagare per sostenere i costi
dell’operazione Alitalia, che in modo
irresponsabile il governo ha caricato
sulle tasche dei contribuenti. La cifra
stanziata dal governo per la copertura
del bonus, infatti, è pari a 2,4
miliardi, e i costi dell’operazione
Alitalia a carico degli italiani
ammontano, ad oggi, a quasi 3 miliardi.
Insomma, più che un bonus, un malus.
E l’indennità di disoccupazione?
Il trucco contabile c’è e lo spiega
Stefano Fassina, consigliere
economico del governo ombra: "Per
estendere la copertura dell’indennità di
disoccupazione, vi sono soltanto 100
milioni all’anno di risorse aggiuntive,
per il resto si sottraggono risorse ad
altre finalita’ di prima rilevanza
attingendo dal Fondo per l’Occupazione.
Per i lavoratori precari non c’e’
sostanzialmente nulla. E anche gli aiuti
alle imprese sono a rischio".
Stesse procedure denunciate da Cesare
Damiano: a fronte dei 3 miliardi
impegnati per abolire l’Ici si promette
ai precari un bonus pari al 5% del
reddito dell’anno precedente. Ma
mancano all’appello 900 milioni
stanziati dal governo Prodi, con risorse
validate dalla Ragioneria generale. Dove
sono finiti?
Costruire con le lobby ma senza opere
pubbliche. L'articolo 23 della
manovra anticrisi del Governo apre la
via alla realizzazione di project
financing con valorizzazioni private
senza alcun controllo da parte dei
comuni. Per Roberto Morassut deputato
del PD è
un regalo alla rendita urbana e al
tempo stesso velleitario e
irrealizzabile perché contrario alle
norme vigenti.
E per le opere pubbliche? Solo
propaganda perché la riunione del Cipe
che dovrebbe sbloccare i fondi per i
cantieri, è stata rinviata per
l’ennesima volta; non esiste alcuna
risorsa aggiuntiva, essendo i fondi di
cui parla Berlusconi dirottati dal Fondo
per le Aree Sottoutilizzate e
sull’utilizzo di questi fondi non c’è
ancora accordo con le regioni.
Nord e sud, attendere prego. Si
parla di federalismo fiscale fin dalla
campagna elettorale, la Lega lo chiede
ogni giorno, ma alla prova dei fatti ci
si è dimenticati anche di aiutare le
regioni colpite dalla crisi. C'è stata
una pioggia di licenziamenti, che ha
interessato tanto le grandi aziende
quanto le piccole, le imprese che
operano nel Nord così come quelle attive
nel Centro-Sud. I palliativi messi a
punto dal Governo non stanno funzionando
perché non intervengono su due fronti:
assenza di politiche di sostegno
economico o fiscale per gli operai del
settore industriale concentrati
principalmente nel Centro e nel Nord
d'Italia come ricorda il senatore
Paolo Nerozzi, e mancano misure per i
precari, che in gran parte sono al Sud.
"Solo demagogia dopo il taglio di 12
milardi di risorse al Sud" conclude
Sergio D’Antoni, responsabile
Mezzogiorno del PD che ricorda come il
no al ripristino dell'automatismo sul
credito d'imposta colpisce gli
investimenti produttivi e lascia gli
imprenditori meridionali alla deriva.
Come se non bastasse la CISL nel suo
rapporto sull'industria stima in 900.000
i posti di lavoro a rischio. Torna così
alla ribalta la necessità di un
confronto
in Parlamento e con le forze sociali
per affrontare davvero l’emergenza, come
ha ricordato Veltroni la scorsa
settimana .
Altrimenti saranno le donne e i giovani
quelli che rischiano di pagare il prezzo
più salato della crisi: si tratta,
infatti, delle due categorie più
rappresentate tra i contratti a termine
e tra quelli atipici.