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C. 1386-A

La Camera,

premesso che:

il presente provvedimento prevede numerose misure di intervento nel settore delle politiche del lavoro, ed interviene in più punti a modifica di norme che erano state varate in tempi recenti dal Governo Prodi;

in particolare il Governo precedente aveva avviato un processo di assorbimento, con le sue due finanziarie, del personale precario cosiddetto “storico”;

per quanto attiene agli interventi sulle assunzioni di personale, che si sostanziano in un complessivo ridimensionamento delle possibilità di assumere per le amministrazioni richiamate, si stabilisce, tra l’altro: l’obbligo per le medesime amministrazioni, di rideterminare, entro il 31 dicembre 2008 la programmazione triennale del fabbisogno di personale, introdotta dall’articolo 39, comma 1, della L. 27 dicembre 1997, n. 449 (provvedimento collegato alla manovra finanziaria per il 1998) in relazione alle misure di razionalizzazione, di riduzione delle dotazioni organiche e di contenimento delle assunzioni previste dal provvedimento in esame,

le stesse amministrazioni, dunque, che avevano previsto la stabilizzazione di un certo numero di unità di personale precario entro quest’anno, dovranno tornare sulle decisioni già assunte.

Impegna il Governo

a preveder specifiche misure volte a dare certezza al personale con contratto a tempo determinato, che avrebbe potuto avvalersi entro la fine dell’anno in corso, delle norme relative all’avvio del processo di stabilizzazione previsto dalla legge finanziaria 2007.

RAMPI, SCHIRRU, BELLANOVA, DAMIANO BERRETTA, BOBBA, BOCCUZZI, CODURELLI, GATTI, GNECCHI, LETTA, MADIA, MATTESINI, MIGLIOLI, MOSCA, SANTAGATA

 

Sig. Presidente, Sig. Sottosegretario, on. Colleghi,

Questo ordine del giorno è volto a sanare una palese ingiustizia e a ridare speranza e certezza a quei lavoratori che hanno alle spalle una storia di precarietà e per i quali la legge finanziaria 2007 aveva previsto un percorso di stabilizzazione.

Le norme introdotte dal governo penalizzano l’occupazione e sotto le spoglie della semplificazione nascondono una vera deregolazione attaccando pesantemente le parti più deboli del mercato del lavoro come, in questo caso, il personale precario cosiddetto “storico”. . . E se si dovesse fare una valutazione per verificare l’impatto

di genere circa la ricaduta del provvedimento nel mondo del lavoro siamo certi

che, ancora una volta, le donne risulterebbero le più colpite, al di là delle buone

leggi ancora vigenti in materia di parità e p.o. nel nostro Paese .

Mentre con il governo Prodi si lavorava per una buona e piena occupazione anche attraverso  misure volte alla stabilizzazione del personale precario, in larga parte presente nella Pubblica Amministrazione, oggi con questo provvedimento si obbligano di fatto le Amministrazioni ad una riduzione degli organici e al sostanziale blocco delle assunzioni.

Ciò penalizza soprattutto le Amministrazioni virtuose, perché questo tipo di provvedimento ha ricadute a pioggia, senza distinguere i settori produttivi - in cui c’è necessità di investire anche in risorse umane – dai settori sovradimensionati.

Non può essere lasciato ai singoli Ministeri, Enti e Amministrazioni varie un onere così pesante, senza fornire strumenti idonei e senza avere un disegno chiaro e condiviso di ciò che si vuole ottenere.

La P.A. ha bisogno di regole certe e stabili nel tempo; ha bisogno di personale motivato in quanto la tipologia di lavoro è strategica nel corretto funzionamento del rapporto Stato-Cittadino. Rapporto che comincia dal basso, a partire dai Comuni.

E’ noto infatti che l’Istituzione percepita dai cittadini come più vicina, alla quale le persone si rivolgono  per trovare risposte ai bisogni concernenti la vita quotidiana è il Comune: l’Ente Locale che è maggiormente in grado di monitorare le necessità, le aspettative, la vita vera delle persone per creare risposte adeguate anche, naturalmente, se parziali.

Frustrare le legittime aspettative di una parte  consistente di lavoratori che hanno acquisito nel tempo professionalità e competenze e che hanno consentito in questi anni il funzionamento dell’apparato pubblico è sicuramente controproducente.

Ridisegnare la macchina dello Stato è un dovere, così com’è un dovere renderla più leggera, ma sarebbe un errore limitarsi ad operazioni di puro contenimento della spesa facendo, tra l’altro, pagare il prezzo più alto ai soggetti più indifesi e senza tutela.

Rendere più snello l’apparato pubblico è un lavoro che non può vivere di improvvisazione e semplice dirigismo.

Vanno definiti con le parti sociali, con gli Enti Locali e con tutti i soggetti interessati: obiettivi, funzioni, responsabilità e meriti.

Una semplice operazione di restiling può avere un impatto mediatico, ma nel tempo non può funzionare.

Occorre inoltre definire in modo chiaro i compiti e le responsabilità dei singoli dirigenti. Senza questo passaggio nessuna riforma può funzionare.

L’O.d.g. mira a dare continuità all’azione di governo, indipendentemente dalle maggioranze del momento.

Se ciò che conta è il bene comune dobbiamo tutti insieme lavorare coerentemente per dare a questo Paese un segnale vero di coesione e prospettiva per il futuro.

Desideriamo quindi rivolgere un appello al governo e al parlamento perché è in gioco la cosa più importante: la credibilità dello Stato.